L'ALBERO
(liberamente ispirato alla canzone “Lead a normal life” di Peter Gabriel) *
di ENZO COSTA
Dalla finestra vedo un albero, non so dire la specie. Il cibo è abbastanza buono. Lo portano dalle tredici alle tredici e un quarto. Si sente il carrello che fa un rumore infernale: più insopportabile da lontano, perché in fondo al corridoio rimbomba nella stanza dell'infermeria, che è sempre aperta. E poi quando è più vicino si sente il profumo del ragù, che attutisce il cigolio delle ruote. E' una scoperta scientifica di cui vado fiero. Un'altra è la "legge matematica dell'unicità periodica delle singole prestazioni lavorative". A farla breve: il turno delle inservienti è personalizzato. Chi fa tre mattine di fila e un pomeriggio, chi due e due, una fa solo i pomeriggi tranne il venerdì, quando non si vede mai. Chissà dove sta, di venerdì. Ieri stavo per chiederglielo. Che stupido: ieri era venerdì. Difatti ripensandoci aveva un'aria strana. Era come se implorasse qualcosa. Forse una domanda: che ci fa lei qui di venerdì? Glielo chiederò il primo venerdì che la rivedo, ma certo sarà troppo tardi. E non mi va di mettermi a riformulare una legge matematica. E' che sono svagato. Mi perdo. Non riesco a concentrarmi. Oppure mi fisso su un'idea: manca l'acqua. Apro il rubinetto e l'acqua c'è. Mi succede anche quattro volte al giorno. La cosa mi disturba. Preferirei avere delle premonizioni, piuttosto che delle fissazioni: un conto è scorgere il Caso, un altro è vederlo in miraggio. In entrambi i casi sei impotente, ma nel primo perlomeno te ne compiaci. Io invece mi innervosisco. Allora guardo l'albero e mi interrogo: chissà di che specie è. In posti come questo una cultura botanica aiuterebbe. O forse peggiorerebbe le cose: un dubbio e la mente inizia a fare ginnastica. Senza più dilemmi vegetali vegeterei. Se qui fuori piantano una foresta amazzonica divento un genio. Invece mi sa che taglieranno l'albero: ieri prendevano strane misure. Sembravano preliminari ad un abbattimento di albero di specie ignota a scopo allestimento parcheggi. La vita di una pianta vale quattro posti macchina, ma la svalutazione è in agguato. Vorrà dire che farò flessioni mentali sulla marca delle automobili: ne so meno che di alberi. Chiamatemi pure nientologo. E poi il tempo non passa. Anna dice che è normale, ma a me non sembra: va proprio più lento del solito. Tamburello col cucchiaio. Coltelli non ce ne danno: due mesi fa ci si è ammazzato uno. Stava qui accanto. Il sangue si è infiltrato da una fessura dello zoccoletto. Non l'avevo mai visto, quel tale. Ho conosciuto solo i suoi globuli rossi. E bianchi. Chissà se si distinguono a occhio nudo. Tra l'altro la vista mi si è abbassata. Anna dice che è normale: lo fa per non consolarmi. "Posate non letali" avrà stabilito il direttore. Così ci tagliano la carne prima di portarcela col carrello assordante che si attutisce col ragù. La forchetta per il momento è ammessa. Fino al primo suicidio per autoinforchettamento. Dev'essere una morte atroce.
Piove anche oggi. Però mi sento peggio del solito. Ho una sete terribile. E manca l'acqua.

Campania, Aversa, 1994. Manicomio criminale
© Angelo Turetta
*"Lead A Normal Life"
It's nice here with a view of
the trees
Eating with a spoon?
They don't give you knives?
'Spect you
watch those trees
Blowing in the breeze
We want to see you lead a normal
life
Tutti i diritti riservati
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