POLITICA
ESTERA
di Enzo Costa
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Eppure c’è stato, un periodo in cui ero fiero – come italiano – di chi mi rappresentava all’estero. Un periodo recente, ma ahimè fugace, nel quale non provavo vergogna dell’immagine che si esportava. Dell’immagine e della sostanza: nient’affatto da strapaese, a dirla tutta più europea che italiana, o se preferite italiana ma non italiota. Immagine e sostanza che trasmettevano insieme radici e futuro, provincia ma non provincialismo, tradizione ma non frusto cliché, modernità ma non omologazione al triste “nuovo” che avanza. Insomma, bei tempi quando l’Italia all’estero voleva dire quasi solo Paolo Conte. Ora significa soprattutto Pausini, Ramazzotti e Bocelli. Parere musicale (che avevate capito?) e strettamente privato (anche se, come si diceva una volta, il privato è politico…).
Lontano, lontano, molto lontano.. (il periodo, che avevate capito?)
da "Musica" di Repubblica, 2002 Tutti i diritti riservati |
Puntate precedenti:
1) Il lato trasparente di Gilmour