
LA 'DENTROLOGIA' E LA MATRIOSKA
GIULIANO FERRARA
di
Enzo Costa
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Della dietrologia non se ne può più: l'italica usanza di rovistare tra le quinte di cronaca, politica e storia alla ricerca spasmodica di commediografi occulti, suggeritori in incognito e truccatori nascosti, ha fatto il suo tempo. Ci si è resi conto che a forza di congetturare sulle ombre del retropalco si trascuravano le luci della ribalta: e magari era proprio questo il piano segreto degli astuti attori in proscenio (o chi altro c'era dietro a tutta quella dietrologia?). Ciò non toglie che le apparenze a volte ingannino: occorrerebbe quindi una nuova disciplina, parimenti appassionante, volta a bypassare in qualche altro modo l'involucro di fatti e persone. Io un'idea ce l' avrei: non chiediamoci più chi c'è dietro, ma chi c'è dentro. Ovverosia: tramontata la dietrologia, proviamo con la dentrologia. Trattasi di una tecnica ancora sperimentale che ho applicato con successo su una cavia inconsapevole: Giuliano Ferrara. Tutto ha avuto origine da lunghe osservazioni empiriche che hanno portato alla seguente legge scientifica: più Ferrara cambia pelle (politica), più aumenta di peso (specifico). Una formula di agevole dimostrazione: basta disporre di un album fotografico trentennale che documenti l'excursus ideologico-corporale del nostro: da sessantottino a berlingueriano a craxiano a berlusconiano fino all' odierno ruolo di anti-Di Pietro, egli ha visivamente incarnato (lo si può ben dire) una straordinaria forma di camaleontismo dilatatorio che consente di avanzare una suggestiva ipotesi di lavoro. Questa: ad ogni sua svolta epocale Ferrara si allarga a vista d' occhio perchè fagocita il se stesso precedente in una sorta di obesità da multireducismo politico. In altre parole - ecco un primo postulato di dentrologia teorica - Giuliano Ferrara ha quelle dimensioni spropositate perchè altro non è che una mega matrioska: se scoperchiate lo strato superficiale mugelliano trovate quello da ministro polista, tolto questo eccolo lievemente meno espanso mentre scodinzola a Bettino, strato che a sua volta nasconde un Ferrara più asciutto che arringa da par suo gli operai Fiat. Sotto a tutto il primo strato, quello studentesco-protestatario di Valle Giulia, con un imberbe Ferrara non a caso formato silfide. Su questa mia stupefacente scoperta (la ripeto: Ferrara è una matrioska gigante) si è già aperto il dibattito: autorevoli politologi, pur convenendo sulle origini bulimiche delle sue scorribande politiche, sono scettici sull'idea di una sua voracità autoreferenziale. Detto più semplicemente: Ferrara non inghiottirebbe il se stesso precedente, ma gli avversari del momento. Da qui la sua brama famelica di imbucarsi al banchetto di Di Pietro in quel di San Frediano: non voleva strafogarsi di vivande, voleva papparsi il povero Tonino. Un nemico - quest'ultimo - che lo ossessiona: bastava vedere l'insistenza monomaniacale con cui lo dileggiava sere fa a "Porta a porta". Perchè Ferrara è fatto così: al solo sentir parlare di Di Pietro, l'ansia lo divora. Anzi, a essere precisi, è lui che divora l'ansia.
Recente strategia antibulimica di Ferrara
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