Il tempo ritrovato



LA COMMEDIA DEI RIFIUTI:

 

 

da Scanzano Jonico

 

a Scarpino Tirrenico

 

 di Enzo Costa

Ma esisterà in natura un ambientalista dubbioso, o quantomeno interattivo? E un membro di comitato altruista? E un amministratore provinciale non autoreferenziale? Domande che mi assillano da tempo, e che trovano nuove ragioni di vita dagli ultimi non-sviluppi della questione rifiuti in provincia di Genova. Questione intricatissima e al tempo stesso prevedibilissima nel suo puntuale riproporci i soliti ruoli in commedia: l’Ecologista Documentato che giura sulla raccolta differenziata come Soluzione; il Residente Esasperato che scende sotto casa per scandire il suo “Mettetelo da un’altra parte!” indifferentemente riferito a qualsivoglia sito, impianto, ritrovato tecnologico o buco nel terreno finalizzato allo smaltimento della spazzatura; il Capo di Ente Locale che – sentite tutte le relazioni, le perizie e le controperizie – ha deciso, sta per decidere o non decide a prescindere da esse. Intendiamoci: in realtà ognuna di queste figure caratteristiche non recita una parte ma crede sinceramente in ciò che interpreta. Il guaio è che si tratta di un’immedesimazione così integrale, una sorta di metodo Stanislavskij all’ennesima potenza, che ciascun protagonista – calato com’è dalla testa ai piedi in se stesso – non solo non presta ascolto agli altri, ma evita persino che gli altri prestino ascolto a lui. Tempo fa ho scritto di dialogo tra non udenti, ma si trattava di un’evidente minimizzazione: qui siamo al puro autismo comunicazionale, se mi si passa l’ossimoro. Nel senso che ammesso e concesso che ogni attore pensi di avere ragione, brandisce i propri argomenti con una tale, insostenibile, meccanica ossessività, che li rende contundenti o perlomeno irricevibili. L’Ecologista Documentato, per esempio, ripete con irriducibile costanza il suo monologo sul no all’inceneritore, rimpiazzabile – afferma – da un’estensione della raccolta differenziata: ma non dovrebbe ripeterlo a chi ne è già convinto, o a chi non dispone degli strumenti cognitivi per valutare le sue proposte, e neppure (solo) a giornali e tivù. Dovrebbe ripeterlo al Capo di Ente Locale, e farlo con i toni e gli accenti giusti, quelli dell’argomentazione e della persuasione, oltreché con una genuina attenzione alle repliche dell’interlocutore. Dice: ma quali repliche? Ho scritto e chiesto udienza al Capo di Ente Locale, che non mi risponde né mi riceve. E con ciò? Gli richieda udienza e gli riscriva, magari una bella lettera aperta. Se quello si rintana nel Palazzo, faccia il possibile per stanarlo. Solo così potrà condurlo a un confronto pubblico, che per i cittadini è l’unico modo per poter assistere allo scambio delle idee e quindi per farsi un’opinione. Se invece uno si rifugia nel monologo, dà l’impressione di preferire la comoda parte del grillo parlante, che poi, in piena catastrofe ecologica, potrà sempre dire “l’avevo detto”. Idem per il Capo di Ente Locale: ha maturato la convinzione che la raccolta differenziata non basta e che l’inceneritore s’impone? Lo dica chiaramente. Ma in un pubblico confronto con l’Ecologista Documentato, esplicitando ragioni tecniche, economiche, logistiche, ambientali. Non sfuggendo al dibattito quasi che dalla sua avesse chissà quali ragioni inconfessabili. Solo così potrà parlare davvero ai cittadini in genere e al Residente Esasperato in particolare. Al quale a quel punto chiedere di speziare il suo frusto cliché con un pizzico di sano altruismo, forse, non sarebbe pretendere troppo.

Altrimenti teniamoci i nostri soliti (tra)vasi di bile incomunicanti all’insegna della tipicità ligure: se a livello nazionale Scanzano Jonico si è salvato (forse), noi – nel nostro piccolo – teniamo duro con Scarpino Tirrenico.

Un  momento del contraddittorio

 

da Il Lavoro- Repubblica 01/12/2003

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15) Il mio miglior articolo

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1) Vai che sei solo !