
ANTROPOLOGIA DEL TRASFORMISTA
di
Enzo Costa
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C' è poco da discutere: antropologicamente parlando, i trasformisti non sono affatto interessanti. Così prevedibilmente imprevedibili, così coerenti nella loro incoerenza, essi incarnano una delle figure più stabili e definite del multiforme e cangiante panorama politico. Dai tempi remoti di Depretis a quelli odierni, tutto - ideologie, programmi, partiti - è mutato, tranne questa genìa immarcescibile che tale e quale il camaleonte si tramanda di generazione in generazione senza mai rischiare l' estinzione. Una costante della cosa pubblica, un' invariabile indipendente da stagioni, coalizioni e finanziarie, un prototipo sempiterno che in quest' epoca - proprio come nelle precedenti - si articola nelle sue versioni standard: il modello gregario (Diego Masi), riconoscibile per il suo metamorfizzarsi in seconda fila ma pur sempre nel mirino di fotografi e cineoperatori;
"Ma chi è 'sto tipo che ho sempre dietro?" il modello carismatico (Clemente Mastella), capace di persuadere discepoli e agnostici formulando ardite teorie politico- tolemaiche ("Non sono io che cambio posizione, io sto fermo, sono gli altri che mi girano attorno!");
"Ho tutto un modo intorno, che gira ogni giorno.." il modello vendicativo (Giulio Tremonti), che - pentitosi inconsciamente di una sua improvvida mutazione (in questo caso da segnista a forzitaliano) - sfoga i propri livori repressi scagliando profezie apocalittiche sull' economia, l' occupazione, le tasse, la Nazionale di calcio e il Festival di Sanremo. "..e a causa dell'Euvo di Pvodi, Tony Santagata vincevà Sanvemo!" A ben vedere, l' unica vera novità di questi ultimi anni è il modello parossistico: Rocco Buttiglione. Più che un parlamentare, è un pendolare; più che un deputato, è un tarantolato. Uno al cui confronto Zelig è un monolito, e Fregoli un tipo dal guardaroba oltremodo spoglio. Mentre scrivo queste righe, sta sostenendo con convinzione il governo D' Alema, e magari farà lo stesso mentre voi le leggerete: facile che nell' intervallo compreso tra questi due momenti avrà freneticamente percorso la tratta maggioranza-opposizione e ritorno una ventina di volte.
"Eh? Buttiglione? Non conosco.." Ma, eccessi buttiglioneschi a parte, il trasformismo è sempre quello. Del tutto nuovo è invece un fenomeno antropologico che mi preme segnalare essendo incomprensibilmente sfuggito ai più: lo smemoratismo morale. Trattasi di un' inedita specie di oblio etico autoreferenziale, provocata dal contatto diretto col trasformismo, che si presenta nelle forme dell' invettiva indignata, della riprovazione scandalizzata, della condanna disgustata. Mi spiego meglio illustrando i due principali modelli di smemorati morali: il modello dandy (Franco Frattini) e il modello rococò (Filippo Mancuso). Posti di fronte allo spettacolo dei trasformisti, entrambi i modelli manifestano evidenti segni di schifo e ripulsa: "Sarà costituzionalmente legittimo, ma è politicamente immorale!" commenta stracciandosi le vesti eleganti il modello dandy; "Chi l' ha avallato (in questo caso il presidente Scalfaro, ndr) è un infame!" deplora con arzigogolato furore il modello rococò.
"Qui a schifio finisce!" Differenti nello stile ma identici nel biasimo solenne dell' aborrito trasformismo e del detestabile ribaltone. E accomunati altresì da una piccola dimenticanza: tutti e due a suo tempo sono entrati in politica grazie a un trasformistico ribaltone. Hanno o non hanno giurato nelle mani di Scalfaro (l' "infame", per dirla con Mancuso), in qualità di ministri del ribaltonesco governo Dini sostenuto dalla trasformistica Lega? Ma lo smemorato morale è fatto così: intransigente nella denuncia nauseata dei "tradimenti" parlamentari altrui. Di quelli alla base della propria carriera politica, un po' meno.
"Mmmmh... Cos'è che dovevo ricordarmi? Il pane? I giornali?"
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