
VERBA VOLANT
di
Enzo Costa
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Aveva messo a punto una tecnica sofisticata
per difendersi dai cattivi pensieri
che lo assalivano in orario d'ufficio: li trascriveva subito su un block-notes.
Assunta una forma grafica, essi svaporavano dalla sua mente, che tornava pulita e
rilucente come la sua Duna color cacca di piccione inquinato dopo l'autolavaggio.
Altre soluzioni non c'erano: la prevenzione per esempio non aveva funzionato.
In
passato era ricorso a tutto: training autogeno, yoga, new age, dischi di padre
Cionfoli. Completamente inutile: quando vedeva il suo capo con il Rolex al polso,
il cellulare all'orecchio e la strafottenza tardorampante negli occhi, non c'era
educazione all'ecologia mentale o allenamento alla non violenza psichica che
tenesse: il suo cervello si tramutava all'istante in fabbrica clandestina di
torture disumane da infliggere a obbrobriosi superiori aziendali. Meditava di
costringere con la forza quell'ignobile ammasso di potere a leggere un libro di
Wittgenstein, oppure (sevizia ancor più efferata) di Romano Battaglia. In
alternativa, progettava di modificargli i connotati con una semplice
riconversione logistica degli optional sopracitati: il cellulare usato a mo' di
clava tecnologica per frantumargli il polso, il Rolex fissato stabilmente
all'orecchio per la serie "nuove frontiere del piercing". Insani propositi che
non gli davano tregua: scartata l'ipotesi suggestiva ma poco lungimirante
di metterli in pratica, non solo continuavano a rimbalzargli in testa, ma
minacciavano di precipitargli in bocca. Sentiva che se non li avesse rimossi al
più presto li avrebbe espettorati, magari proprio in faccia al capo. E certo
il
suo status professionale non ne avrebbe ricavato benefici.
E' sempre utile avere una biro di riserva
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Puntate precedenti 19) Se non ci fosse il qualunquismo 18) Cittadini padani a scoppio ritardato 9) L'assassino ha il maggiordomo 5) Incostituzionale la Costituzione
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