A due mani |
di Enzo Costa e Gabriella Corbo
Abbandoni
Separazioni, rese più o meno incondizionate,
allontanamenti, fughe subite o progettate.
Cronache scarne con tracce e indizi di aperta lettura.
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PERCHE'
“Don, ma perché dobbiamo vestirci così?” E a quelle parole il don era corso via, urtando la colonnina di legno che reggeva la madonnina di terracotta. Era andata in frantumi, come il don. E come, di lì a poco, la confortante abitudine dei fedeli al rito domenicale: in un attimo la notizia dell’inesplicabile fuga del buon prete li aveva raggiunti. Neppure Lot aveva lasciato così tante statue di sale dietro di sé. Ma davvero una banale domanda di un semplice chierichetto era stata la causa di quell’improvviso eclissarsi? L’iniziale paralisi generale aveva preceduto un piegarsi all’orecchio del vicino, un bisbigliare eccitato, un imbarazzato frugare nelle borse o nelle tasche, un fissare l’orologio, e alla fine un avviarsi all’uscita quasi di controvoglia in attesa di un altro colpo di scena, magari esplicativo, che invece non sarebbe arrivato. L’unica certezza condivisa era: non poteva essere stata quella semplice domanda, come aveva raccontato il chierichetto, peraltro indifferente. Il fuggiasco, intanto, la tonaca sbottonata, meditando con scetticismo sul mistero della trinità, si chiedeva se di quei jeans strappati in vetrina avrebbe trovato la sua taglia. Sori, Natale 2005 Tutti i diritti riservati |