Da Costa a Costa

(il lato oscuro dell'umorista)

 

DOPO

di ENZO COSTA

Rientrano in albergo delusi. Ognuno per una ragione diversa: lei aveva confidato troppo nella serata, lui non si era immaginato quell'epilogo così brusco e sgradevole. La porta viene chiusa a chiave, come per lasciare fuori la livida amarezza che li ha seguiti fin lì, ma questa in qualche modo penetra. "Non dovevamo andarci" "Alla fine volevo spaccare tutto". Stesi sul letto sfatto, incapaci di togliersi quegli abiti inutilmente eleganti. Accecati dal neon acido del soffitto, ma propensi ad esserlo, come per una tortura necessaria alla quale sottoporsi per senso del dovere. O dell'onore. L'aria murata viva di una stanza mai espugnata dall'esterno. Il vaniloquio indolente dei clacson a contrappunto del loro disincanto molle e ferito. "E li ho persino salutati tutti" "Un bicchiere solo, troppo poco". Lei piega svogliatamente una gamba, per avere conferma della smagliatura della calza. Tracce di alcol sullo sguardo allentato di lui. Afa. Soffitto basso. Pareti abbruttite da stampe in bianco e nero di velieri troppo ombrosi. Lui vorrebbe chiudere gli occhi, lei fissa lo schermo nero del televisore spento. Ancora i clacson, ancora più pigri. Il desiderio violento di non alzarsi più. Di assecondare la sconfitta con l'immobilità. "Non lo avrei mai pensato" "Perché mi hai fermato?". Tende al massimo il braccio per staccare il telefono, lui intuisce l'azione e la approva tacendo. Di nuovo immobili, con maggiore fermezza. Qualcuno tenta di aprire la porta, dalla voce impastata e dalla stolida insistenza si direbbe un ubriaco che ha sbagliato camera, se non albergo. Un clacson nervoso, più consapevole. Li distoglie da quell'incursione. Fallita come la loro serata, che li ha annichiliti su un letto scomodo di un albergo infimo e accogliente. Ora il traffico scorre senza frustate acustiche.


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INDICE:

1) Coincidenza

2) Natale

3) Voce

4) Mister

5) Dopo